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Buche stradali: le novità della Cassazione per ottenere il risarcimento danni.

Carmine Milo No Comments

In tema di risarcimento del danno, in caso di sinistro causato da buche stradali, la giurisprudenza non è univoca, ma stabilisce principi talvolta favorevoli e altre volte contrari all’automobilista.

In termini generali, la normativa civilistica obbliga al risarcimento del danno colui che procura un danno ingiusto ad altri (art. 2043 c.c.) e statuisce la responsabilità oggettiva in capo al custode di una cosa o al relativo proprietario per i danni procurati dalla cosa stessa (art. 2051 c.c.).

Risarcimento non dovuto: modalità e condizioni.

L’esclusione della responsabilità per la cattiva manutenzione dell’asfalto si verifica in presenza di caso fortuito, quando, cioè, il danno sia procurato da un evento improvviso, imprevedibile, che non dipende dalla volontà o dalla colpa del proprietario della strada.

L’ordinamento richiede, altresì, la diligente condotta del danneggiato. Ne deriva, infatti, che non verrà corrisposto alcun risarcimento nel caso in cui l’automobilista dovesse finire in una buca a causa del suo comportamento imprudente o negligente.

Secondo specifiche casistiche, il risarcimento del danno richiesto dal danneggiato, nella maggior parte dei casi, viene negato:

  • in presenza di una buca di grosse dimensioni, di certo evitabile con maggiori probabilità da parte dell’automobilista;
  • qualora vi siano luce e visibilità sufficienti per accorgersi della buca;
  • se il danneggiato conosce la strada ed è consapevole della presenza di pericoli;
  • se la strada è in condizioni di palese dissesto: l’automobilista che sceglie di percorrere ugualmente tale via, lo farà a proprio rischio e pericolo;
  • se l’automobilista ha una guida veloce oppure è distratto.

In relazione a tale ultimo aspetto, però, una recente pronuncia della Suprema Corte (Cass. civ., Sez. III, 28 luglio 2017, n. 18753) ha chiarito che il semplice accertamento dell’eccesso di velocità da parte dell’automobilista non esclude che questi possa aver diritto al risarcimento per la buca stradale se risulta che, anche tenendo un’andatura adeguata, questi avrebbe ugualmente subito il danno.

Risarcimento dovuto: le ultime sentenze sul punto.

Il risarcimento è dovuto quando la buca è nascosta e difficilmente percepibile. Ne consegue che, al momento del sinistro e con riferimento alle condizioni del manto stradale, non deve sussistere la concreta possibilità per il danneggiato di percepire o prevedere con l’ordinaria diligenza la situazione di pericolo.

Il danneggiato, per ottenere il risarcimento, deve provare, altresì, possibilmente anche con materiale fotografico, l’esistenza di un effettivo dissesto del manto stradale. Dalla documentazione fotografica, come ribadito anche dalla giurisprudenza di legittimità (Cass. civ., sez. III, 30 novembre 2017, n. 28665), deve emergere anche la data in cui la stessa è stata scattata altrimenti non può costituire una valida prova.

La custodia di una strada non è limitata alla sola carreggiata ma si estende anche agli elementi accessori o pertinenze, ivi comprese eventuali barriere laterali con funzione di contenimento e protezione della strada. Ne deriva che l’amministrazione è responsabile del danno — anche in caso di violazione delle regole del codice della strada da parte del danneggiato — se risulta che la presenza di un’adeguata barriera avrebbe potuto opporsi all’urto da parte del mezzo ed evitare l’infortunio (v., ancora, Cass. civ., sez. III, 28 luglio 2017, n. 18753).

In ogni caso, pur in presenza di una buca occulta e difficile da scorgere, sarà sempre necessario che il danneggiato rispetti le regole di prudenza e diligenza, a pena di riconoscimento del concorso di colpa ex art. 1227 c.c.. In tal caso, secondo una recente ordinanza emessa dalla Corte di Cassazione, spetta all’amministrazione dimostrare che il danneggiato non ha rispettato le regole di prudenza anche quando la buca è di grosse dimensioni e su una strada illuminata (Cass. civ., sez. III, 13 marzo 2018, ord. n. 6034).

 

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